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Che cosa è il Ninjutsu?
- pagina a cura di Alberto Bergamini, istruttore della Kuro Kumo Ryu Ninjutsu -
 
  Questa Tecnica marziale nasce come specializzazione militare dai mistici delle regioni giapponesi di Koga (Koka) e Iga.
I Ninja, (praticanti di Ninjutsu) avevano delle peculiarità fisiche e psichiche che li rendevano abili nel compiere qualsiasi tipo di missione, univano delle menti addestrate ad un corpo forte ma flessibile e dei metodi di spionaggio che ancora oggi vengono insegnati dai vari istruttori delle Forze militari speciali (S.A.S. – Navy Seal – GSG9) e dai vari enti governativi di difesa. 
Guerrieri potenti e versatili conoscevano tutte le tecniche di autodifesa a mani nude ed anche con le armi.
Profondi conoscitori della natura umana sapevano fare leva sulle paure ancestrali dell’uomo per acquisire - agli occhi del profano – poteri sovrannaturali, tanto che vennero considerati come Tengu (Demone del folklore giapponese) aiutati anche dallo Shinobi Shozoku (Divisa che indossava nelle missioni notturne) di colore nero fumo, e che lo confondeva con le ombre della notte...

Essendo estremamente versatili nelle missioni, (analoghe alle odierne operazioni di guerriglia/antiguerriglia, urbana ed extraurbana) dovevano avere una grande fermezza di carattere ed una ferrea volontà di portarle a termine con successo, da quì in poi entra in gioco la parte esoterica, filosofica e religiosa dei Ninja. Come nelle moderne Accademie Militari si utilizzano metodi psicologici per addestrare la volontà e la mente degli operatori nelle zone “calde” (vedi il raggiungimento dello stato di “Battleproofing” e il Training autogeno) i Ninja utilizzavano delle tecniche che sprofondano nella filosofia dell’Onmyodo (un insieme di conoscenze astrologiche, animistiche e magiche), religione che diede origine alla religione Shinto e Shingon (Mikkyo). La prerogativa di questa religione mistica era la conoscenza dell’Onmyogogyo (La Teoria dei Cinque Elementi), che veniva utilizzata nel Ninjutsu ed era conosciuta come Inton Jutsu e Ongyō Jutsu (Tecniche dell’Invisibilità e Tecniche di Mimetizzazione). La frase che esprime il concetto di questa visione mistico-pratica è Ninja seishin ninpō ikkan gogyō setsu, che significa “ Il Potere del Ninja viene dai Cinque Elementi”. Accompagnato dall’utilizzo di Mantra (vocalizzazione di una frase-veicolo che induceva in uno stato di allocoscienza e portava i sensi ad una estrema lucidità) e dalle Mudra (intreccio delle dita delle mani che portava ad una canalizzazione e amplificazione dell’energia vitale), il Ninja si occultava nel luogo più adatto diventando parte dell’insieme, e non c’era occhio umano o animale che potesse individuarlo. Tutto questo deve far pensare ad una estrema sofisticazione delle tecniche mentali inducenti a stati di fulminea utilizzazione da parte di chi veniva proiettato da una normale vita in un villaggio tra le zone montagnose di Koga e Iga e dover portare a termine una operazione di alto rischio, alta difficoltà e dove un solo errore poteva portare alla cattura, non dimentichiamo che la pena per un Ninja catturato era la tortura, e la morte per bollitura, e che il Ninja stesso preferiva mordersi via la lingua e morire così soffocato dal suo stesso sangue.




Tecniche di occultamento e mimetizzazione: L’Ongyō Jutsu
L’ Ongyō jutsu si suddivide ulteriormente in Goton santon no ho ( I trenta metodi per scomparire), tra tutti quelli studiati ed applicati nel Ninjutsu ne estrapolerò solamente alcuni per non venir meno al vincolo di segretezza che contraddistingue ogni Scuola.
Il Chiton ad esempio utilizza come elementi-supporto per scomparire: il legno, l’erba, il fuoco, il fumo, la terra, le case, il metallo, le pietre, e l’acqua.
Il legno inteso come alberi, per cui la mimetizzazione avverrà tra le fronde degli alberi.
L’erba inteso come arbusti che rendevano la forma del corpo indistinguibile.
Il Fuoco inteso come incendi provocati e mossi dai venti di cui il Ninja ne conosceva anticipatamente la direzione. (Vedi Tenmon [astronomia e metereologia]).
Il fumo, scomparendo in nubi di fumo controllato da sapienti dosi di polvere pirica.
La terra, utilizzando tane dismesse di animali, grotte ed anfratti, nonchè scavando buche e ricoprendole di erba ed arbusti.
Le case, nascondendosi tra le travature del soffitto o sotto il pavimento di legno. Etc etc...
Un altro punto a favore di questi guerriglieri ante-litteram era lo Shinobi Shozoku, ovvero la “divisa da lavoro” che indossavano durante le missioni.
In tessuto nero antiriflettente, impermeabilizzato da bagni di sostanze vegetali e petrolio, aveva la peculiarità di non avere una forma definita, molto larga e sformata veniva stretta con lacci attorno alle ginocchia, ai gomiti ed alle caviglie. Essendo stati addestrati sin da bambini ad allenamenti estremi ed estenuanti, i Ninja potevano rimanere nella stessa posizione per ore, e scattare con velocità fulminea al passaggio della vittima designata, oppure assumere posizioni da contorsionista, che unite ai vantaggi della divisa potevano farli assomigliare a massi senza forma, cumuli di sporcizia, mucchi di erba etc.
Avevano inoltre una grande capacità di apprendimento, dovendo operare in diversi ambiti della vita quotidiana dovevano confondersi con i pescatori o con i costruttori di barche. Potevano anche indossare i panni di un suonatore di flauto, ( il flauto in realtà era una fukya (cerbottana)) o di un monaco itinerante o un attore dei commedia etc. il tutto (lingua parlata,comportamenti, dialetti e modi di dire e sistemi di lavoro) naturalmente doveva essere eseguito in modo da potersi confondere con gli autoctoni, e se pensiamo che i Ninja venivano utilizzati in tutte le aree del Giappone, possiamo avere un’ idea della professionalità con cui operavano.


  


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