Premessa:
Essendo piuttosto difficile riassumere in poche righe la storia dell’evoluzione del ricamo a fuselli in Italia, cercheremo di fornire un quadro molto generale degli avvenimenti, consigliando poi ai lettori più interessati di visitare i numerosi siti elencati nella sezione Links, grazie ai quali sarà senz’altro più facile raccogliere informazioni dettagliate e relative alle varie identità regionali del pizzo a fuselli. 

L’arte del merletto a fuselli arrivò in Italia verso gli inizi del 1400 probabilmente dalla Magna Grecia e dall’Asia minore, e si sviluppò in molte città come ad esempio Milano, Genova, Cantù, Venezia, Offida, Pellestrina, Chioggia, ecc… evolvendosi in stili e modelli diversi che ancora oggi caratterizzano le varie lavorazioni.  
Nel corso del ‘500 si diffuse poi in tutta Europa, fino a quando il merletto assunse un ruolo insostituibile nel campo della moda e dell’abbigliamento. Assieme ad altri raffinati tipi di ricamo come quello ad aghi tipico dell’isola di Burano, anche la trina a fuselli divenne a poco a poco un segno di distinzione e un simbolo di ricchezza e potere: colletti, polsini, cuffie, fazzoletti e a volte anche interi abiti venivano eseguiti in pizzo, un ornamento che donava leggerezza anche ai modelli più impegnativi.
Con l’avvento delle macchine tessili, durante la Rivoluzione Industriale, il merletto fatto a mano venne quasi completamente abbandonato per lasciar posto ad altri tipi di trina fatti a macchina e molto meno costosi.
Fortunatamente, grazie al movimento per il recupero delle arti minori nato verso la fine dell’800, si aprirono nuove scuole in varie parti dell’Italia in cui il merletto artigianale continua ad essere lavorato e ad evolversi con originalità e stile.